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COME
GENITORE... AVREI UN DUBBIO
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Ma...
se
manca
il
dialogo
con
mio
figlio,
come
fare
per
aprirlo?
Il
dialogo
in
famiglia
parte
dalla
prima
infanzia:
non
nasce
allimprovviso
o
a
comando
(da
oggi
in
poi
parlerò
sempre
con
i
miei
figli);
né
continua
da
solo:
il
dialogo
va
"coltivato",
altrimenti
un
giorno
i
genitori
si
accorgeranno
che
non
esiste
più
dialogo
e
proprio
nel
momento
in
cui
sono
ormai
evidenti
i
problemi
dei
figli
e
coi
figli.
Ma
che
cosa
significa
"dialogare"?
Purtroppo
per
alcuni
genitori
è
un
modo
per
continuare
a
gestire
la
vita
dei
figli:
è
il
mezzo
per
farsi
dire
tutto
ciò
che
pensano
o
fanno,
per
controllarla
o
più
semplicemente,
per
convincere
i
figli
a
fare
qualcosa
o
ad
essere
qualcuno
che
essi
ritengono
un
bene
per
i
ragazzi.
In
realtà
"dialogare"
significa
possedere
la
competenza
genitoriale
che
permette
di
contenere,
sostenere,
aiutare
i
figli,
per
lasciarli
poi
liberi,
quando
non
sia
più
necessario.
E
se
il
ragazzo
si
chiude
al
dialogo?
Che
cosa
può
essere
accaduto?
È
probabile
che
questi
abbia
avuto
la
sensazione
di
essere
controllato,
criticato
e
quindi
non
accettato
o
non
amato.
Infatti
a
volte
i
genitori
per
rifiutare
giustamente
e
doverosamente
comportamenti
da
respingere,
condannano
"in
toto"
anche
la
loro
personalità
(non
ne
fai
mai
una
buona);
mentre
durante
il
rimprovero
dovrebbero
comunque:
-
compiere
gesti
di
amicizia
e
di
comprensione
e
trovare
quelle
parole
che
diano
ai
figli
la
certezza
di
non
aver
perso
il
loro
affetto;
-
-
incoraggiare
ogni
sforzo
e
ogni
piccolo
successo.
| Per
riallacciare il dialogo interrotto si possono cercare
argomenti interessanti per i ragazzi, poi bisogna ascoltarli
attentamente, senza interrompere e senza pensare alla
risposta: bisogna cioè porsi dal punto di vista
dei figli e pur ribadendo fermamente le proprie opinioni,
accettare che loro possano avere opinioni diverse. |
Ma... di che cosa parlare, su cosa
dialogare?
Di solito in famiglia si parla dei piccoli e grandi problemi
quotidiani che la coinvolgono: la salute,
la scuola, le spese...
e si trascurano invece gli argomenti che più riguardano
il giovane: lamore,
il sesso, la
timidezza e anche i grandi problemi della nostra
società: la violenza,
la corruzione, legoismo...
Mai allontanare questi temi, ma parlarne con serietà
e delicatezza, senza "pontificare",
ma in posizione di attenzione verso le sue incertezze e le
sue inquietudini: parlarne non per controllare e parlarne
con fiducia e pazienza.
"Non il sospetto, ma il rispetto",
per incoraggiare i figli ad aprirsi, senza forzarli quando
non ne hanno voglia.
Ma...
dove trovare il tempo per stare con mio figlio, se il lavoro
e gli impegni quotidiani mi tengono lontano?
Un genitore trova sempre il tempo di brontolare o lamentarsi
dei figli, quasi mai impiega quel
tempo per una tenerezza o per un momento di attenzione autentica
alla famiglia: quindi non è poi tanto vero
che gli manchi il tempo da dedicarle; è vero invece
che a volte lui cerca una scappatoia
per non parlare, per non sapere, per non essere coinvolto
e non doversi assumere le proprie responsabilità.
Più spesso è il padre a lamentare la mancanza
di tempo, preferendo lasciare alla madre il compito delleducazione,
dimenticando che il figlio ha bisogno che entrambi i genitori
si assumano questo dovere insieme
e in sintonia.
Ricordiamo sempre che non è
solo la quantità di tempo che si
dedica ai figli, ma è anche la qualità
ad avere valore.
Ma... se è mio figlio che
non vuole più stare con me?
I genitori, quando un figlio si distacca, si sentono offesi
e a volte rinunciano al proprio ruolo, senza riflettere che
un adolescente, per diventare autonomo e quindi adulto, ha
bisogno di diversificarsi da loro; per questo li contesta,
mettendo alla prova le loro idee e i loro convincimenti.
Perciò i genitori non devono esageratamente preoccuparsi,
perché il rifiuto non è mai totale, né
costante: nel suo intimo la parte infantile si alterna a quella
adulta e di conseguenza latteggiamento dei genitori
deve essere ora di fermezza, ora di accoglienza, finché
il figlio piano piano scoprirà chi è e che cosa
vuole realmente.
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