ESSERE GENITORE, OGGI

La famiglia giuoca un ruolo fondamentale nella formazione e nell’educazione dei figli: non solo perché:

  • ha il compito di soddisfare i loro bisogni biologici ed affettivi, ma anche di

  • esplicare la funzione di "ponte" tra i figli e la società, attraverso la trasmissione dei modelli, dei valori e (purtroppo) dei disvalori dell’ambiente in cui viviamo.

Senza questa mediazione l’individuo rischia l’impossibilità di adattarsi al sistema sociale.

  • Purtroppo la nostra società cambia molto velocemente.
    Quindi la famiglia deve adattarsi a questa società mutevole e nel contempo essere stabile per dare sicurezza psicologica e sopperire alle necessità materiali dei suoi membri:
  • perciò la mediazione non è facile.

Un tempo della famiglia facevano parte i genitori, i figli, i nonni e nel mondo contadino anche gli zii con le loro famiglie: era la famiglia estesa, un mondo completo e autonomo che riproduceva in piccolo l’ambiente circostante, con gli stessi modi di pensare, comunicare, relazionare, manifestare la propria affettività e dove tutti, familiari e vicini, si preoccupavano di tutti.
Oggi le cose sono diverse, la famiglia è diventata nucleare, è cioè un piccolo nucleo composto da genitori e uno o due figli, la quale risente profondamente del modo di essere della nostra società.

Che cosa propone questa società?

  • consumismo
  • realizzazione piena di sé
  • successo sociale
  • soddisfacimento del proprio piacere (edonismo) e tutto ciò richiede tempo e denaro.


I genitori dunque, per appagare i bisogni che la vita determina, devono delegare ad altra agenzia molte delle loro funzioni:

  • l’educazione dei figli

  • la cura degli anziani
sono le principali.

La più preoccupante è il trasferimento esterno della prima funzione.
Oggi - come afferma Mario Pillo - la famiglia tende ad essere sempre più un organizzatore turistico, piuttosto che un agente educativo.
Questo perché essa non è portatrice di un progetto educativo, ma si limita a mettere in contatto il bambino con varie opportunità formative, educative, che sono esterne ad essa, quali scuola, parrocchia (se c’è), sport, musica, televisione...

Lo stesso avviene nei confronti degli anziani che vengono affidati a case di cura, ospizi, ecc... e anche questa delega, come l’altra, crea sensi di colpa.
Sensi di colpa, lavoro stressante, stanchezza, fretta, disattenzione, difficoltà di comunicazione, convinzione che i nostri figli, se sono in buona salute e vanno bene a scuola, non abbiano bisogno di altro, incidono sull’equilibro familiare e possono determinare un funzionamento disturbato della famiglia.
Questa disfunzione può trovare origine nei rapporti

  1. tra la nuova famiglia e quella di provenienza dei coniugi
  2. tra coniugi
  3. tra genitori e figli
Nel primo caso può esserci, ad esempio, un errato comportamento dei rispettivi genitori dei neo-sposi, che, rifiutando di riconoscere nei propri figli individui adulti e maturi, non vogliono tagliare il cordone ombelicale, rendendo così impossibile una loro vita matrimoniale autonoma.
Nel secondo caso può essere, ad es., una questione di immaturità dei coniugi. Ogni individuo ha un suo tempo di crescita e maturazione (lo sviluppo psicologico del resto nell’uomo dura tutta la vita), perciò i giovani possono giungere al matrimonio senza aver acquisito quell’autonomia affettiva e comportamentale che permetta una vita a due equilibrata e serena; la stessa immaturità che, unita all’esigenza di avere più tempo per sé, porta a volte la donna a non desiderare di avere figli.
Nel terzo caso i rapporti sono così delicati che tutto si complica. Ricordiamo prima di tutto che i genitori sono fondamentali per il figlio, in quanto modelli di riferimento per costruire la sua personalità. Perciò, se i genitori non riescono a dare un’immagine positiva di sé, la personalità del bambino crescerà disturbata, se non patologica.

Ecco alcuni di questi genitori :
  • genitori nervosi e collerici che inducono i figli all’aggressività

  • genitori ossessivi e rigidi che, incapaci di sopportare le proprie angosce, tolgono ai figli ogni libertà;

  • madri possessive, che usano l’arma del ricatto affettivo per controllare la vita del figlio a tal punto da farne una persona dipendente e immatura;

  • padri autoritari e dispotici che determinano nel bambino, una volta cresciuto, insofferenza ad ogni autorità (insegnante, datore di lavoro,...);

  • padre inesistente e inetto, che genera nel figlio confusione e ambivalenza verso un’autorità genitoriale che ci doveva essere e che in effetti non è mai esistita;

  • padre debole, (ultima generazione di padri) - secondo il neuropsichiatra Gustavo Charmet - padri sufficientemente presenti, ma esibizionisti, che ostentano la nuova ricchezza e i suoi emblemi, il potere sociale, la prestanza, l’abilità sportiva, le capacità seduttive, convinti che sia educativo per i figli indurli ad ammirarli, mentre ciò ha effetti preoccupanti:il padre narcisista può suscitare sentimenti di vergogna nel figlio per quello che è, che fa, che non riesce a essere e fare.


Questi sono "padri dai contorni incerti e dotati di linguaggi ambigui: sembrano molto incoraggianti e valorizzanti, però spesso svalorizzano subdolamente il figlio", rinfacciandogli magari al suo primo errore la delusione che essi provano.


Questo padre - dice ancora il prof. Charmet a consolazione - non è certo un monumento alla coerenza educativa e crea un mare di problemi ai figli, però il padre "prodigio" fa anche tenerezza e la tenerezza è sempre migliore della durezza insegnata dai padri di un tempo.
Con queste premesse è comprensibile che fra genitori e figli ci possa essere una situazione conflittuale; anzi di per sé un sano conflitto è positivo per la famiglia, purché i suoi membri riescano a gestire e a superare i conflitti della quotidianità, cioè ad accettare la diversità di opinioni al suo interno, a comunicare con chiarezza ciò che uno vuole o non vuole e anche ciò che prova dentro di sé.
Se invece uno evita il confronto, col silenzio passivo, la negazione dell’altro (come se questi non esistesse) o la risposta volutamente ambigua per prendere tempo, egli crea nell’ambito familiare uno stato di conflitto permanente, che produce risentimento, aggressività più o meno repressa, depressione, un malessere psicosomatico che può giungere nei giovani alle estreme conseguenze: anoressia, bulimia, tossicodipendenza.

Come uscire da questa situazione?
  • I genitori prima di tutto devono prendere coscienza di se stessi, per cambiare, se necessario
  • devono imparare a comprendere i figli, provando a mettersi al loro posto e magari cercando di ricordare ciò che essi stessi sentivano quando erano a loro volta bambini o adolescenti
  • senza dimenticare di dare ai figli le regole di cui hanno bisogno per crescere bene
  • incoraggiandoli sempre nelle difficoltà, punendoli, se necessario, senza umiliarli
  • affrontando i conflitti familiari con tanta pazienza e attenzione per l’altro.

 

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,
e non vi appartengono benché viviate insieme.
Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro,
poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare.
Cercherete d’imitarli, ma non potrete farli simili a voi,
poiché la vita procede e non s’attarda su ieri.
Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate lontano.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito, e con la forza vi tende,
affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere,
poiché, come ama il volo della freccia, così l’immobilità dell’arco.


Gibran Kahlil

 

 

 
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