La
famiglia giuoca
un ruolo fondamentale nella formazione e nelleducazione
dei figli: non solo perché:
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ha
il compito di soddisfare i loro bisogni biologici ed
affettivi, ma anche di
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esplicare
la funzione di "ponte" tra i figli e la società,
attraverso la trasmissione dei modelli, dei valori e
(purtroppo) dei disvalori dellambiente in cui
viviamo.
Senza
questa mediazione lindividuo rischia limpossibilità
di adattarsi al sistema sociale.
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Purtroppo
la nostra società cambia molto velocemente.
Quindi la famiglia deve adattarsi a questa società
mutevole e nel contempo essere stabile per dare sicurezza
psicologica e sopperire alle necessità materiali
dei suoi membri:
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perciò
la mediazione non è facile.
Un
tempo della famiglia facevano parte i genitori, i figli,
i nonni e nel mondo contadino anche gli zii con le loro
famiglie: era la famiglia estesa,
un mondo completo e autonomo che riproduceva in piccolo
lambiente circostante, con gli stessi modi di pensare,
comunicare, relazionare, manifestare la propria affettività
e dove tutti, familiari e vicini,
si preoccupavano di tutti.
Oggi le cose sono diverse, la famiglia
è diventata nucleare,
è cioè un piccolo nucleo composto da genitori
e uno o due figli, la quale risente profondamente del
modo di essere della nostra società.
Che cosa propone questa società?
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-
realizzazione
piena di sé
-
-
soddisfacimento
del proprio piacere (edonismo) e tutto ciò richiede
tempo e denaro.
I genitori dunque,
per appagare i bisogni che la vita determina, devono delegare
ad altra agenzia molte delle loro funzioni:
La
più preoccupante è il trasferimento esterno
della prima funzione.
Oggi - come afferma Mario Pillo - la famiglia tende ad
essere sempre più un organizzatore turistico, piuttosto
che un agente educativo.
Questo perché essa non è portatrice di un
progetto educativo,
ma si limita a mettere in contatto
il bambino con varie opportunità formative, educative,
che sono esterne ad essa, quali scuola, parrocchia (se
cè), sport, musica, televisione...
Lo stesso avviene nei confronti degli anziani che vengono
affidati a case di cura, ospizi, ecc... e anche questa
delega, come laltra, crea sensi di colpa.
Sensi di colpa, lavoro stressante, stanchezza, fretta,
disattenzione, difficoltà di comunicazione, convinzione
che i nostri figli, se sono in buona salute e vanno bene
a scuola, non abbiano bisogno di altro, incidono sullequilibro
familiare e possono determinare un funzionamento disturbato
della famiglia.
Questa disfunzione
può trovare origine nei rapporti
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tra la nuova famiglia
e quella di provenienza dei coniugi
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Nel
primo caso può esserci, ad esempio, un errato
comportamento dei rispettivi
genitori dei neo-sposi, che, rifiutando
di riconoscere nei propri figli individui
adulti e maturi, non vogliono tagliare il cordone
ombelicale, rendendo così impossibile una
loro vita matrimoniale autonoma.
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Nel
secondo caso può essere, ad es., una questione
di immaturità dei
coniugi. Ogni individuo ha un suo tempo
di crescita e maturazione (lo
sviluppo psicologico del resto nelluomo dura
tutta la vita), perciò i giovani
possono giungere al matrimonio senza aver acquisito
quellautonomia affettiva e comportamentale che
permetta una vita a due equilibrata e serena; la stessa
immaturità che, unita allesigenza di
avere più tempo per sé, porta a volte
la donna a non desiderare di avere figli. |
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Nel
terzo caso i rapporti sono così delicati che
tutto si complica. Ricordiamo prima di tutto che i
genitori sono fondamentali per il figlio, in quanto
modelli di riferimento per costruire la sua personalità.
Perciò, se i genitori non riescono a dare unimmagine
positiva di sé, la
personalità del bambino crescerà
disturbata, se
non patologica.
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Ecco
alcuni di questi genitori :
-
genitori
nervosi e collerici che inducono i figli
allaggressività
-
genitori
ossessivi e rigidi che, incapaci di sopportare
le proprie angosce, tolgono ai figli ogni libertà;
-
madri
possessive, che usano larma del ricatto
affettivo per controllare la vita del figlio a tal punto
da farne una persona dipendente e immatura;
-
padri
autoritari e dispotici che determinano nel
bambino, una volta cresciuto, insofferenza ad ogni autorità
(insegnante, datore di lavoro,...);
-
padre
inesistente e inetto, che genera
nel figlio confusione e ambivalenza verso
unautorità
genitoriale che ci doveva essere
e che in effetti non è mai esistita;
-
padre
debole, (ultima generazione di padri) - secondo
il neuropsichiatra Gustavo Charmet - padri sufficientemente
presenti, ma esibizionisti, che ostentano la nuova
ricchezza e i suoi emblemi, il potere
sociale, la prestanza, labilità
sportiva, le capacità seduttive, convinti
che sia educativo per i figli indurli ad ammirarli,
mentre ciò ha effetti preoccupanti:il padre
narcisista può suscitare sentimenti di vergogna
nel figlio per quello che è, che fa, che non
riesce a essere e fare.
Questi sono "padri dai contorni incerti e dotati
di linguaggi ambigui: sembrano molto incoraggianti e valorizzanti,
però spesso svalorizzano subdolamente il figlio",
rinfacciandogli magari al suo primo errore la delusione
che essi provano.
Questo padre - dice ancora il prof. Charmet a consolazione
- non è certo un monumento alla coerenza educativa
e crea un mare di problemi ai figli, però il padre
"prodigio"
fa anche tenerezza e la tenerezza è sempre
migliore della durezza insegnata dai padri di un tempo.
Con queste premesse è comprensibile che fra genitori
e figli ci possa essere una situazione conflittuale; anzi
di per sé un sano conflitto
è positivo per la famiglia, purché i suoi
membri riescano a gestire e a superare i conflitti della
quotidianità, cioè ad accettare
la diversità di opinioni al suo interno,
a comunicare con chiarezza
ciò che uno vuole
o non vuole e anche
ciò che prova dentro di
sé.
Se invece uno evita il confronto, col silenzio passivo,
la negazione dellaltro (come
se questi non esistesse) o la risposta volutamente
ambigua per prendere tempo, egli crea nellambito
familiare uno stato di conflitto permanente, che produce
risentimento, aggressività più o meno repressa,
depressione, un malessere psicosomatico
che può giungere nei giovani alle estreme conseguenze:
anoressia, bulimia, tossicodipendenza.
Come
uscire da questa situazione?
-
I
genitori prima di tutto devono prendere coscienza
di se stessi, per cambiare, se necessario
-
devono
imparare
a
comprendere
i
figli,
provando
a
mettersi
al
loro
posto
e
magari
cercando
di
ricordare
ciò
che
essi
stessi
sentivano
quando
erano
a
loro
volta
bambini
o
adolescenti
-
senza
dimenticare
di
dare
ai
figli
le
regole
di
cui
hanno
bisogno
per
crescere
bene
-
incoraggiandoli
sempre
nelle
difficoltà,
punendoli,
se
necessario,
senza
umiliarli
-
affrontando
i
conflitti
familiari
con
tanta
pazienza
e
attenzione
per
laltro.
I
vostri
figli
non
sono
i
vostri
figli.
Sono
i
figli
e
le
figlie
della
vita
stessa.
Essi
non
vengono
da
voi,
ma
attraverso
di
voi,
e
non
vi
appartengono
benché
viviate
insieme.
Potete
amarli,
ma
non
costringerli
ai
vostri
pensieri,
poiché
essi
hanno
i
loro
pensieri.
Potete
custodire
i
loro
corpi,
ma
non
le
anime
loro,
poiché
abitano
case
future,
che
neppure
in
sogno
potrete
visitare.
Cercherete
dimitarli,
ma
non
potrete
farli
simili
a
voi,
poiché
la
vita
procede
e
non
sattarda
su
ieri.
Voi
siete
gli
archi
da
cui
i
figli,
le
vostre
frecce
vive,
sono
scoccate
lontano.
LArciere
vede
il
bersaglio
sul
sentiero
infinito,
e
con
la
forza
vi
tende,
affinché
le
sue
frecce
vadano
rapide
e
lontane.
In
gioia
siate
tesi
nelle
mani
dellArciere,
poiché,
come
ama
il
volo
della
freccia,
così
limmobilità
dellarco.
Gibran
Kahlil |
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